venerdì 14 dicembre 2018

Serie D

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Serie D. Il ds Barbanti lascia l'Amiternina e si toglie qualche sassolino dalla scarpa

Serie D. Il ds Barbanti lascia l'Amiternina e si toglie qualche sassolino dalla scarpa Serie D. Il ds Barbanti lascia l'Amiternina e si toglie qualche sassolino dalla scarpa

La prima novità a Scoppito è che il ds giallorosso Lanfranco Barbanti ha lasciato il sodalizio del presidente Marino Sarra. L'esperto direttore sportivo, classe '39, dopo una stagione emozionante culminata con la salvezza conquistata al "Pallozzi" di Sulmona contro gli ovidiani di mister Luiso, ha salutato tutti nella cena di fine stagione, svoltasi venerdì scorso al Comunale di Scoppito, e si è trasferito sulla costa marchigiana. Barbanti se ne va da vincente e le sue scelte tecniche, contestate da una parte di dirigenti giacobini, che dopo il mercato di riparazione avrebbero voluto la sua testa per i trasferimenti di Pedalino, Federici, Gizzi ed altri, non solo si sono dimostrate adeguate ma anche in linea con l'esiguo budget.

Barbanti, che ha svolto anche un importante ruolo di raccordo tra il patron Specchioli ed i giallorossi, ha allestito una rosa competitiva, si vocifera con un budget inferiore ai novantamila euro, ed ha conquistato una salvezza storica. Ma sopratutto nessuno dei giocatori dell'Amiternina vanta crediti nei confronti della società: cosa rara di questi tempi. Se ne dovranno fare una ragione i dirigenti/tifosi che lo hanno contestato a gennaio e dopo l'ultima partita di campionato pareggiata per 2 a 2 contro il Celano.  L'intervista telefonica è iniziata proprio da qui "Non mi esalto più di tanto per la salvezza raggiunta, ottenuta anche grazie alle mie scelte tecniche: i numeri parlano da soli" esordisce così un serafico Lanfranco Barbanti, che prosegue " Nel corso della stagione  non ho risposto a nessuno degli attacchi personali a cui sono stato sottoposto sia pubblicamente, sul sito o su un social di riferimento della società, che all'interno del sodalizio. Ora sarei curioso di saper chi deve andare ai giardinetti a godersi la pensione? Qualche tempo fa c'erano curiosi personaggi che mi volevano spingere a vendere miraggi ai giocatori pur di avere player di categoria superiore ma non lo feci. Tenni la barra dritta ed in maniera chiara e trasparente scelsi  giocatori, a costo zero, che facevano al nostro caso. Oggi posso dire che ho centrato il doppio obiettivo che la società mi aveva assegnato: salvarsi e spendere il meno possibile. Oggi sono tre volte contento... Forse qualche dirigenti/tifoso, che starà riposando in qualche giardinetto, un po' meno."

Ha abbandonato l'Amiternina per questi motivi?

"No. Ho 75 anni e voglio godermi la vita. Continuerò a seguire il calcio e, se Pasquale Specchioli vorrà, darò qualche consiglio al mio amico che rimarrà vice presidente dell'Amiternina. Ora voglio staccare un po' la spina"

Ha portato diversi baby giocatori a Scoppito, chi l'ha soddisfatta di più?

"Loreti e Santilli (ndr classe '94) più di tutti. Anche perché hanno giocato con maggiore continuità ma alla fine hanno dato il loro contributo anche Peveri ('95) e Terriaca ('94). Peccato che quest'ultimi hanno avuto poco spazio."

Perché tanta diffidenza nel far giocare i giovani ?

"E' una questione di cultura ed a Scoppito ho trovato un blocco. Ho cercato di far capire a tutti che il futuro è dei giovani e quando ho orientato il mercato sullo svecchiamento e sul risparmio economico, ho ricevuto una marea di critiche. La cosa assurda è che un settantinquenne come me, voleva svecchiare, mentre alcuni giovani dirigenti volevano invecchiare, ingessare la squadra.... cose assurde. Ma andiamo avanti"

Lei in veste di allenatore o di osservatore ha fatto parte dello staff tecnico della Roma, Palermo, Cagliari, Bagheria ed è stato anche collaboratore tecnico della nazionale Under 16. Che novità non è riuscito ad apportare a Scoppito di cui si rammarica?

"L'applicazione del turn over"

In che senso?

"Penso che qualsiasi staff tecnico, sia esso di prima squadra o incardinato nel settore giovanile, dopo 2/3 anni di duro lavoro devono cambiare aria. Occorre rinnovare. Solo cosi l'ambiente si rafforza e dall'avvento di nuovi tecnici si traggono nuove emozioni o nuovi stimoli. E' sempre estremamente difficile confermarsi. E' come il dipendente assunto a tempo indeterminato... dopo un po' vengono a mancare gli stimoli, non ci si impegna in innovazione e nel dare tutti i  giorni il 1000 per 1000 nel lavoro quotidiano. Poi un'altro aspetto da non sottovalutare è la mancanza di concorrenza nell'aquilano."

Può spiegare meglio quest'ultimo concetto?

"E' semplice: sulla costa abruzzese o anche in marsica c'è abbondanza di allenatori preparati e qualificati. Quindi la società può scegliere. Ma nell'aquilano quanti allenatori ci sono con queste caratteristiche? Sono pochi, anzi pochissimi ed ognuno difende il proprio orticello. Quello che non capisco è perché anche le società non cercano di innovare. Si deve aprire i "mercato" degli allenatori. Si deve incentivare la concorrenza, la formazione, il superamento di certe barriere. I dirigenti devono aprire la mente e non devono sottomettersi a certi stani "cartelli". Approfitto dello spazio che mi date e vi ringrazio pubblicamente per la visibilità che avete dato gratuitamente all'Amiternina per tutta la stagione, per porre al'attenzione del pubblico una riflessione. Per una piccola società è meglio investire in un tecnico qualificato, dinamico, preparato e che sa lavorare con i giovani ed avere una rosa di prospettiva oppure una rosa "matura" ed un tecnico preso con gli sconti?"

Direttore, fiore all'occhiello dell'Amiternina è sempre stato il settore giovanile ma non avete beneficiato dei premi messi in palio dalla Lega ad esempio come in "Giovani D valore". Perché?

"Semplice. Non si crede nelle potenzialità dei giovani a causa della mentalità chiusa. Militano nella Juniores e negli Allievi dell'Amiternina degli elementi futuribili  ma non sono visti. Non vengono considerati. Le motivazioni nel calcio sono tutto. Se il ragazzetto non viene aggregato in prima squadra perde lo slancio ed allora preferisce andare a giocare in una categoria inferiore perché è motivato, ritrova il compagno della scuola calcio o di scuola e si forma il gruppo.  La competizione a cui fa riferimento lei premia le società che schierano in prima squadra i fuori quota che provengono dal proprio settore giovanile: la lega di Firenze, esaminati gli atti, ha preso atto che l'Amiternina ha schierato in prima squadra pochi giovani provenienti del settore giovanile giallorosso."  




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