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L’Aquila e Dirty Soccer: l’ inchiesta non è affatto conclusa

La preoccupazione per eventuali nuovi elementi e la speranza di club e tifosi 

L’ inchiesta è tutt’altro che conclusa. È solo questione di tempo ma sembra proprio che usciranno nuove carte, diverse partite sospette, i nomi di altri club e ulteriori indagati.

Al vaglio degli inquirenti ci sarebbero in questi giorni altre intercettazioni e tutto il materiale sequestrato in questi due giorni, oltre alle emergenze dei primi interrogatori.

E forse è questo che preoccupa davvero L’Aquila. Perché, tutto sommato, ad oggi il club potrebbe cavarsela con una consistente penalizzazione. Ma ciò che angustia veramente è, probabilmente, l’ incognita più grande. Cioè l’ eventuale nesso di connessione (o collusione!) che la giustizia sportiva potrebbe cercare di dimostrare tra l’ operato di Ercole Di Nicola ed il club. Ovvero il quid che tramuterebbe la responsabilità dell’ Aquila calcio da oggettiva a diretta e che farebbe scattare, in luogo di una penalizzazione, l’ incubo della retrocessione.

Mancano al momento dei tasselli. E dalle carte non si capisce se proprio non esistono oppure se potranno uscire in seguito. Per esempio, in centinaia di pagine di intercettazioni, risultano tracciate decine e decine di chiamate che Di Nicola avrebbe fatto sulle ormai note utenze italiane ed estere. Dalle risultanze delle intercettazioni pubblicate emergono i nomi, totalmente estranei, di amici, collaboratori, giornalisti ed ex giocatori del club. Ma in nessun caso emerge una telefonata, un richiamo, una citazione di un socio o di un massimo dirigente del club. Coincidenza o sostanziale realtà?

A ciò, ovvero che l’ operato di Di Nicola sia stato effettivamente all’ oscuro del club, è tenacemente aggrappata la speranza della proprietà e, soprattutto, dei tifosi. Quelli che, in proporzione e nel loro piccolo, hanno investito tanto e più rispetto a chi vanta investimenti milionari, sono stati sempre presenti e non hanno mai peccato in fatto di passione.