La riforma ridisegna il massimo campionato dilettantistico: si passa da 162 a 160 squadre, cambiano criteri e prospettive future
Il calcio dilettantistico italiano si prepara a una svolta storica. La Serie D è pronta a cambiare volto con una riforma destinata a incidere profondamente sugli equilibri del campionato e sulla programmazione dei club.
L’attuale struttura, composta da nove gironi da 18 squadre per un totale di 162 formazioni, verrà ridimensionata. Il nuovo assetto prevede infatti una riduzione a 160 club complessivi, con la conseguente scomparsa di due posti nella griglia iniziale della prossima stagione.
Il nodo centrale della riforma riguarda il meccanismo di promozioni, retrocessioni e ripescaggi. In passato, eventuali posti vacanti causati da mancate iscrizioni o bocciature venivano colmati attingendo alle graduatorie delle squadre retrocesse o non promosse. Con il nuovo regolamento, per i primi due posti che dovessero liberarsi non scatterà più automaticamente il ripescaggio, segnando una netta discontinuità rispetto al passato.
Una scelta che punta a rendere il sistema più sostenibile e selettivo, ma che allo stesso tempo aumenta l’incertezza per molte società , chiamate ora a una gestione ancora più oculata sotto il profilo economico e organizzativo. La riforma, di fatto, alza l’asticella: restare in Serie D non sarà più solo una questione di campo, ma anche di solidità strutturale.
Un cambiamento epocale che promette di ridisegnare la mappa del calcio dilettantistico italiano e di aprire una nuova fase, più rigida ma anche più orientata alla stabilità del sistema.

