Dopo lo 0-0 con il Castelfidardo la piazza non assolve più il club: nel mirino gestione, programmazione e scelte tecniche
Lo 0-0 interno contro il Castelfidardo, fanalino di coda del girone (9 punti in 20 gare), è più di un semplice passo falso: è il punto di rottura. A L’Aquila esplode una contestazione dura e trasversale, – fischi dalla tribuna e attacchi sui social di ogni tipo- che non prende di mira sola la squadra ma sopratutto chi governa il club. I numeri sono impietosi e alimentano il malcontento: 39 punti dopo 20 giornate, a -9 dalla capolista Ostiamare (48) e alle spalle di Teramo e Ancona (45) – 6 dalle due vicecapoliste. Un quadro che stride con le ambizioni estive e con un investimento economico importante, pensato per “ammazzare” il campionato. Un copione che ormai si ripete ogni anno: ambizione e proclami in estate con nomi altisonanti per galvanizzare la piazza, girandola di calciatori e tecnici in inverno, per poi ricominciare senza una programmazione seria l’anno successivo sempre nei dilettanti.
Il confronto più doloroso arriva guardando in casa Notaresco: 34 punti, budget stimato inferiore di oltre tre quarti rispetto a quello rossoblù e una stagione portata avanti senza proclami ma con risultati concreti. È da qui che nasce anche la rabbia del tifo “non organico” alla società, che individua nell’area gestionale e dirigenziale, a partire da quella guidata dai “gemelli” Moscardelli, che detengono il 51% delle quote, per passare alla società di capitale dei Baiocco, con il 49% e per concludere con il direttore generale Bernardini, il vero nodo irrisolto.
Nei commenti più accesi si parla apertamente di stagione fallimentare, di “due milioni spesi senza ritorno sportivo” e di una società ritenuta priva di una reale cultura calcistica. Viene messo in discussione il ruolo del direttore generale Simone Bernardini, considerato da anni il garante degli equilibri interni ma ora al centro di critiche frontali. Ora i tifosi si fanno avanti con una richiesta chiara: inserire un direttore sportivo e un direttore generale di campo, capaci di dare una linea tecnica credibile e riconoscibile.
Il pareggio contro una squadra giovane, ultima e con 40 gol subiti, viene vissuto come lo spartiacque definitivo: per molti tifosi la corsa alla Serie C è archiviata. Che fine ha fatto quella squadra che aveva collezionato 9 vittorie su 9 gare al Gran Sasso d’Italia – Italo Acconcia? Smontata un pezzetto alla volta. Che fine ha fatto quel tridente magico? Conseguenza ? Un solo punto nelle ultime due gare casalinghe.
Il refrain è amaro: “se va bene è quarto posto”. Anche il mercato invernale finisce sul banco degli imputati, giudicato peggiorativo e sintomo di difficoltà non solo tecniche e si spera non economiche. Si criticano le scelte sugli under, un centrocampo definito “da categorie inferiori” e l’idea di ripartire, ancora una volta, senza una vera rifondazione.
Il capitolo rescissione Banegas ieri sera ha vissuto un altro sussulto: il calciatore trasferitosi a Fasano – schierato subito fin dal primo minuto da mister Padalino – è intervenuto telefonicamente su una emittente abruzzese, nella quale il “pocho” ha tenuto a sottilineare che il suo andar via stato dovuto a motivi prettamente tecnici. Grande il rammarico del giocatore per queste scelte che ha dovuto accettare. Per approfondire clicca qui
Sullo sfondo in vari commenti si palesano, con diverse sfaccettature, domande pesanti, che attendono risposte chiare e non comunicati di circostanza:
– Pianificazione o resa? Ha senso trascinare una stagione ormai compromessa o è il momento di programmare seriamente il futuro?
– Spending review tecnica: è tempo di liberarsi degli ingaggi pesanti che non hanno inciso e ripartire da pochi pilastri veri?
– Nodo mister Fucili: con un biennale in tasca, il tecnico è davvero l’uomo giusto per una piazza che non accetta più di essere comprimaria?
Ora la palla passa alla società, chiamata a fare valutazioni attente per dare risposte concrete e credibili, soprattutto a quei 1.200 instancabili tifosi, che anche ieri erano presenti sugli spalti.
Ma la pazienza, ora, sembra davvero agli sgoccioli.

