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Bufera nazionale sul Coni Chieti: premiati ultrà con Daspo. Buonfiglio: “Atto inaccettabile, serve un passo indietro”

«Serve attenzione anche a livello territoriale e condanno fortemente quanto accaduto a Chieti. Mi auguro che il delegato provinciale Massimiliano Milozzi si renda conto della gravità e faccia un passo indietro».
Con parole nette e senza ambiguità, Luciano Buonfiglio, presidente nazionale del Coni, è intervenuto sul caso che sta scuotendo lo sport abruzzese: il premio assegnato dal Coni di Chieti a quattro ultrà destinatari di Daspo, nel corso della Festa Provinciale dello Sport.

«Noi ci battiamo per la legalità – ha aggiunto Buonfiglio – e un comportamento del genere non lo accetto e non lo apprezzo».

COSA È SUCCESSO

L’episodio risale alla Festa Provinciale dello Sport organizzata dal Coni Chieti, il 16 gennaio, ospitata all’Università “Gabriele d’Annunzio”, evento presentato come momento di celebrazione del “valore umano e sociale dello sport” e di ringraziamento verso chi “costruisce educazione e comunità”. In platea erano presenti autorità cittadine, dirigenti sportivi e studenti delle scuole.

Durante la cerimonia è stata consegnata una targa alla Curva Volpi della Chieti Calcio, ritirata da sei persone salite sul palco. Tra queste, quattro risultano destinatari di Daspo, con provvedimenti firmati dal questore e validi su tutto il territorio nazionale ed europeo, per periodi compresi tra i due e i nove anni.

I FATTI CONTESTATI

Secondo quanto riportato dal quotidiano Il Centro, in un articolo firmato da Gianluca Lettieri, a cui va tutto il nostro apprezzamento per il lavoro svolto e le misurate parole che ha usato nei sui articoli, quanto ha riportato che alcuni dei soggetti premiati sono coinvolti in episodi di particolare gravità:

  • uno è accusato di aver brandito e lanciato un tubo di polietilene contro i tifosi dell’Avezzano, attraverso una grata ad altezza uomo;
  • un altro avrebbe partecipato ad agguati ai tifosi avversari, culminati nella rapina di una sciarpa biancazzurra a un uomo e a suo figlio sedicenne, fermati, minacciati e derubati all’una e mezza di notte.

Una circostanza che ha generato scalpore e imbarazzo, anche perché i quattro, pur premiati in un contesto pubblico e istituzionale, non potranno entrare in alcuno stadio, nemmeno per allenamenti o amichevoli, per tutta la durata del Daspo.

LA DIFESA DEL CONI ABRUZZO

A seguito del clamore mediatico, è intervenuto il presidente del Coni Abruzzo, Antonello Passacantando, che ha parlato di un riconoscimento attribuito alla tifoseria nel suo insieme e non ai singoli individui.

«I rappresentanti della Curva sono stati invitati in quanto tali – ha spiegato – senza alcuna conoscenza preventiva dell’identità di chi avrebbe materialmente ritirato la targa. Tutto si è svolto in assoluta buona fede, con l’unico intento di valorizzare un gesto di inclusione e memoria».

IL NODO ISTITUZIONALE

Resta tuttavia il cortocircuito istituzionale: un ente che promuove legalità, educazione e inclusione si è trovato a premiare soggetti colpiti da provvedimenti restrittivi per violenze e aggressioni, davanti a studenti e autorità.

Ed è proprio su questo punto che si concentra la presa di posizione del presidente nazionale del Coni, che segna una frattura evidente rispetto alla gestione chietina dell’evento.

Il dibattito resta aperto, ma una cosa è certa: il caso Chieti ha superato i confini locali, ponendo interrogativi profondi sul rapporto tra tifo organizzato, responsabilità istituzionali e valori educativi dello sport.

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