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Micciola, Pomante e Carpani: le firme sulla vetta del Teramo

Visione, coraggio e identità: così si costruisce una capolista che sogna la Serie C

Il gol di Carpani al 97’ contro il Fossombrone non è stato soltanto il sigillo su una vittoria pesantissima. È stato un manifesto. Il manifesto di un Teramo che non molla, che crede fino all’ultimo respiro e che, soprattutto, sa perché si trova lassù.

Perché il primato non nasce per caso. Nasce da una visione. E quella visione porta il nome di Francesco Micciola.

Dietro ogni scelta, dietro ogni tassello inserito al momento giusto, c’è un’idea chiara di squadra: equilibrio tra esperienza e gioventù, conoscenza delle categorie, dando del tu a quelle professionistiche e padronanza delle dinamiche della Serie D, nonchè fame di emergere. Non una collezione di nomi, ma un progetto coerente. L’arrivo di Carpani a ottobre, nel momento più delicato dopo l’infortunio di Messori, ha cambiato l’inerzia del campionato. Non solo per i gol – ad oggi condivide con Sereni il titolo di miglior marcatore del Teramo con 7 gol fatti -, ma per il peso specifico che ha portato dentro lo spogliatoio. Quella è stata un’intuizione da direttore sportivo che legge in anticipo le partite… e le stagioni.

Ma la forza del Teramo non sta in un singolo colpo. Sta nella costruzione complessiva. Nel coraggio di affidare la porta a un classe 2007 come Grillo, chiamato a raccogliere l’eredità di Torreggiani dopo l’infortunio: capace di rispondere con maturità sorprendente. Nella crescita di Salustri, altro 2007, arrivato dal Capistrello senza timori reverenziali. Nella scelta di pescare profili funzionali come Persano, Alessandretti e Sereni. Nel segnale lanciato in estate con Della Quercia. E, soprattutto, nella capacità – spesso sottovalutata – di trattenere uomini chiave come Pavone, Angiulli, Pietrantonio e Cipolletti. Perché le promozioni si costruiscono tanto con gli acquisti quanto con le conferme.

E poi c’è la panchina. Il condottiero è mister Pomante, l’uomo che ha dato anima e identità a questa squadra. Il Teramo sa cosa fare con e senza palla, sa soffrire, sa colpire. E sa aspettare il momento giusto: anche al 97’.

L’operazione Njambe, chiusa a gennaio con lungimiranza e in piena sintonia tra area tecnica e società, è l’ulteriore dimostrazione di una filiera che funziona. Qui non si naviga a vista. Qui si programma.

Intanto Micciola è in scadenza di contratto. Un dettaglio, oggi. Perché quando sei dentro una corsa così, il futuro può attendere. Ma nel calcio che osserva e prende appunti, il suo lavoro non passa inosservato. Competenza, equilibrio, capacità di creare valore: qualità che fanno rumore anche quando non si alza la voce.

Il Teramo guarda tutti dall’alto e sogna la Serie C.
Dietro quel sogno c’è una piazza che spinge, una tifoseria che accende il “Bonolis” trasformandolo in una bolgia biancorossa. Ma ci sono anche tre firme precise: quella di Micciola, Pomante e Carpani.

E quando visione, guida tecnica e uomini decisivi viaggiano nella stessa direzione, il sogno smette di essere soltanto un’idea. Diventa un obiettivo.

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