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Ezequiel Stella si congeda dalla Silvi-Castrum:”Identità e lavoro le nostre priorità. Ringrazio il club”

Dopo tre anni intensi, ricchi di risultati e soprattutto di identità, si chiude il percorso di Ezequiel Stella sulla panchina della Castrum. Un ciclo che ha lasciato un segno profondo: la storica promozione dalla Prima Categoria, arrivata al primo tentativo con il nuovo staff tecnico-dirigenziale, e poi due salvezze in Promozione costruite con anticipo, personalità e un calcio propositivo. Insieme a lui saluta anche il direttore sportivo Federico Di Fabio, con cui ha condiviso un progetto fondato su appartenenza, valorizzazione del territorio e crescita dei giovani. Ai nostri microfoni, Stella ha ripercorso le tappe più significative di questo percorso, offrendo uno spaccato chiaro del lavoro svolto e del valore costruito in questi anni.

–Mister, da dove parte il suo bilancio di questa esperienza?

“Il bilancio parte dagli obiettivi. Quando siamo arrivati, il primo compito era migliorare il rendimento della squadra rispetto all’anno precedente. Nel primo anno abbiamo centrato subito la promozione, che per la Castrum era un traguardo storico. Poi, nei due anni successivi in Promozione, l’obiettivo era la salvezza e l’abbiamo raggiunto entrambe le volte con anticipo, nonostante in molti ci dessero per spacciati. Per me questo conta tanto, perché significa aver lavorato bene e con continuità”.

–Quanto è stato importante il progetto, oltre il semplice risultato della prima squadra?

“È stato fondamentale. L’idea non era solo fare risultati, ma costruire qualcosa di più profondo. Abbiamo cercato di riportare alla Castrum tanti ragazzi di Silvi che erano andati altrove, ridando identità e appartenenza alla squadra. Volevamo una squadra riconoscibile, con giocatori legati al territorio e con un senso forte di appartenenza alla città. Questo è stato uno degli aspetti più belli del lavoro fatto”.

–Parallelamente c’è stato anche un percorso importante nel settore giovanile. Quanto pesa questo aspetto nella sua valutazione?

“Tantissimo. Quando ci è stato chiesto di intervenire anche sugli Allievi regionali, la situazione era molto complicata. Erano ragazzi in grande difficoltà, partiti con zero punti e con sconfitte molto pesanti. Lì è iniziato un lavoro vero, quotidiano, per ridurre il gap, per far crescere il gruppo e per salvare la categoria. Già il primo anno riuscire a mantenere il regionale per noi fu un grande successo. Poi, nel tempo, quei ragazzi sono cresciuti tantissimo”.

–Alcuni di loro sono arrivati anche in prima squadra. È forse questo uno dei risultati di cui va più orgoglioso?

“Assolutamente sì. Perché il nostro obiettivo non era solo salvare il settore giovanile, ma creare continuità. Negli ultimi anni abbiamo fatto esordire in prima squadra diversi 2008, ragazzi che tre anni prima faticavano nel regionale e che poi sono arrivati a giocare tra i grandi. Vedere questa crescita è una delle soddisfazioni più grandi che possa avere uno staff tecnico”.

–In Promozione, invece, quale pensa sia stato il valore aggiunto del vostro lavoro?

“Aver dato un’identità precisa alla squadra. Negli ultimi anni la Castrum ha sempre avuto una fisionomia tattica chiara, una sua idea di calcio, un modo riconoscibile di stare in campo. E questo, secondo me, è un valore. Ci siamo salvati con giornate d’anticipo, abbiamo disputato partite importanti contro squadre di spessore, spesso giocando un calcio di livello. Certo, in questa ultima stagione abbiamo avuto anche infortuni, episodi sfavorevoli e qualche problema che ci ha tolto punti, ma il lavoro resta importante”.

-C’è anche il rammarico per quello che poteva essere qualcosa in più?

“Quando lavori bene, pensi sempre che qualcosa in più si poteva fare. Ma bisogna anche essere lucidi: potevamo fare meglio, è vero, ma per come si erano messe tante situazioni potevamo anche fare peggio. Invece abbiamo centrato ancora l’obiettivo, migliorando anche nei punti rispetto al primo anno di Promozione. Questo significa che la squadra aveva raggiunto una maturità importante”.

–Anche con la Juniores il percorso si è chiuso con segnali forti

“Sì, e anche lì c’è soddisfazione. Siamo arrivati in finale di Coppa e siamo rimasti fuori dai playoff per un solo punto, praticamente per un episodio. È il segno di una crescita evidente. Quei ragazzi hanno fatto un percorso enorme, e vedere che oggi giocano con naturalezza partite che prima sembravano impossibili è qualcosa che mi rende orgoglioso”.

–Cosa lascia, allora, questa esperienza alla Castrum?

“Mi auguro lasci consapevolezza. La consapevolezza che con idee chiare, lavoro quotidiano e persone giuste si possono raggiungere risultati importanti. Ringrazio la società, il pubblico di Silvi, il mio staff e Federico Di Fabio in particolare, perché abbiamo condiviso tutto questo percorso con grande passione e professionalità. La soddisfazione più grande è aver raggiunto gli obiettivi prefissati, ma ancora di più aver lasciato qualcosa in termini di crescita e mentalità”.

–E adesso cosa c’è nel futuro di Ezequiel Stella?

“Adesso aspettiamo. In queste settimane si muoveranno in modo più concreto diverse società e valuteremo i progetti. Io e il mio staff, insieme al direttore Di Fabio, vogliamo continuare a lavorare con serietà, dentro un percorso ambizioso e costruito bene. Se arriverà un progetto importante, lo prenderemo in considerazione con grande attenzione”.

Parole che raccontano bene il peso del lavoro svolto. Perché il percorso di Stella alla Castrum non si misura soltanto con i risultati, già di per sé significativi, ma con la struttura che ha saputo dare a un ambiente, con i giovani fatti crescere, con l’identità trasmessa alla prima squadra e con la credibilità costruita sul campo. E in un calcio dove spesso ci si ferma al punteggio, non è poco. È, anzi, il miglior biglietto da visita possibile per ciò che verrà.