L’Amiternina non ci sta e va avanti. Dopo il ricorso respinto dal Tribunale Federale e la decisione di ricorrere alla Corte d’appello Federale (organo di secondo grado della giustizia sportiva), il DG scoppitano, Giancarlo Alonzi, attraverso una nota inviata alla nostra redazione, ha detto la sua, chiedendo il rispetto delle regole e l’azzeramento delle cariche federali della LND Abruzzo.
“Il ricorso dell’Amiternina Scoppito non riguarda soltanto noi. Riguarda tutte le società abruzzesi. Lo voglio dire con assoluta chiarezza: quello che stiamo facendo non è una battaglia esclusivamente nel nostro interesse. Il ricorso da noi presentato nasce da una vicenda che ci coinvolge direttamente, ma porta con sé una questione molto più grande: il rispetto delle regole e la certezza delle procedure. Non si possono cambiare le carte in tavola. Non si possono stabilire delle regole, chiedere alle società di programmare la propria stagione sulla base di quelle regole e poi modificarne l’applicazione quando ormai le decisioni sono state assunte e gli investimenti sono stati fatti. Se le regole esistono, devono valere per tutti. E devono valere fino alla fine”.
Considerazioni:”Ma questa vicenda, a mio avviso, è soltanto la punta dell’iceberg di un problema molto più profondo che riguarda il modo in cui viene gestito il calcio dilettantistico abruzzese. Credo sia arrivato il momento di dirlo senza ipocrisie: la LND Abruzzo ha bisogno di un cambiamento radicale. E quando parlo di cambiamento non mi riferisco soltanto a una singola decisione o a un singolo provvedimento. Parlo di un sistema che, dopo troppi anni, sembra non essere più in grado di rispondere alle esigenze delle società . Da anni assistiamo a società che scompaiono, a settori giovanili che rinunciano ai campionati regionali, a organici che diventano sempre più difficili da completare, a campionati che partono già in condizioni precarie e a gironi inevitabilmente condizionati da ritiri e rinunce. Nel frattempo, le società continuano a sostenere costi sempre più elevati e a investire risorse, tempo e sacrifici per mantenere vivo questo movimento. Eppure, troppo spesso, la sensazione è che il grido d’allarme delle società rimanga inascoltato. Una Federazione dovrebbe essere al servizio delle società . Non il contrario. Dovrebbe ascoltare chi ogni giorno apre i cancelli di un campo, accompagna centinaia di ragazzi, organizza trasferte, paga tecnici, sostiene impianti e cerca sponsor per poter continuare a fare attività . Non può esistere una Federazione realmente forte se le società che dovrebbe rappresentare sono sempre più deboli. Per questo ritengo che sia arrivato il momento di fare un passo ulteriore. Io chiedo pubblicamente l’azzeramento delle cariche federali della LND Abruzzo. Non è una provocazione e non è uno sfogo personale. È una richiesta di discontinuità . Dopo oltre vent’anni caratterizzati, a mio avviso, dalle stesse persone e dalle stesse logiche, credo sia necessario avere il coraggio di voltare pagina. Non esistono persone indispensabili. Non esistono incarichi che debbano diventare permanenti. E soprattutto non può esistere un sistema nel quale pochi soggetti possano continuare a esercitare un’influenza determinante sulle scelte del movimento per un periodo così lungo. Serve aria nuova. Servono idee nuove. Servono persone nuove. Serve una governance che abbia il coraggio di ascoltare realmente le società e di confrontarsi con loro prima di assumere decisioni che ne condizioneranno la stagione. E serve soprattutto il rispetto degli atti ufficiali. Perché non possiamo chiedere alle società serietà , puntualità e rispetto delle regole e poi pretendere che siano loro ad adeguarsi quando le regole vengono cambiate o interpretate diversamente. Questa vicenda deve rappresentare un punto di partenza. Noi continueremo a difendere le nostre ragioni nelle sedi competenti, ma indipendentemente dall’esito del nostro ricorso, credo che il problema rimanga. Il problema è un calcio dilettantistico abruzzese che ha bisogno di essere ascoltato. Basta accettare tutto passivamente. Basta pensare che le cose non possano cambiare. Noi non chiediamo un favore, chiediamo soltanto che le regole valgano per tutti.E se per ottenere questo è necessario mettere in discussione un sistema che dura da troppo tempo, allora abbiamo il dovere di farlo.Il calcio dilettantistico abruzzese non appartiene ai vertici della Federazione regionale. Appartiene alle società , ai dirigenti, ai tecnici, ai giocatori, ai ragazzi e alle famiglie che ogni giorno lo tengono in vita. Ed è proprio a loro che dobbiamo restituire voce”.

