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Malagò nuovo presidente FIGC: “Facciamo grande l’Italia”



Il calcio italiano riparte da Giovanni Malagò.

L’ex presidente del CONI è stato eletto nuovo numero uno della FIGC con il 68,58% dei voti, succedendo a Gabriele Gravina e inaugurando una nuova fase per il movimento calcistico nazionale dopo la terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali.

“Ho sempre avuto un unico scopo: fare grande l’Italia”, ha dichiarato Malagò subito dopo l’elezione, invitando tutto il mondo del calcio a lavorare unito per rilanciare il sistema.


A sostenerlo sono state la Serie A, la Serie B, l’Assocalciatori e l’Assoallenatori, mentre il candidato della Lega Nazionale Dilettanti, Giancarlo Abete, si è fermato al 29,19% delle preferenze.


Tra le priorità del nuovo presidente figurano il rilancio del progetto tecnico della Nazionale, la nomina del nuovo commissario tecnico, il rafforzamento dei rapporti con la politica e una riforma complessiva del sistema calcio. Venerdì è già previsto un incontro con il ministro per lo Sport Andrea Abodi.


Sul tavolo ci sono temi cruciali come la valorizzazione dei vivai, gli investimenti in infrastrutture e stadi e la preparazione agli Europei del 2032 che l’Italia organizzerà insieme alla Turchia.


L’obiettivo è chiaro: restituire competitività al calcio italiano e riportare gli azzurri ai vertici internazionali.


LE PAROLE DEI CANDIDATI.

Nel discorso che ha preceduto l’elezione, Malagò ha ricordato tutte le tappe della sua lunga storia nel mondo dello sport: “Ho sentito dire che è stato chiamato un Papa straniero, ma io mi sento uno di voi. A parte quelle degli allenatori, le categorie le ho fatte tutte. Sono figlio della FIGC. Il mio scopo è sempre stato fare grande l’Italia: l’Aniene (sodalizio romano presieduto per vent’anni da Malagò, ndr) è diventata la più grande associazione sportiva dilettantistica d’Europa, il CONI ha vinto nelle ultime olimpiadi estive e invernali più medaglie di sempre e poi Milano-Cortina, dove è stato inventato un modello che è ora un riferimento a livello internazionale. Spero che tutto questo possa ripetersi con la Federcalcio”. L’ex presidente del Comitato Olimpico Nazionale ha quindi evidenziato le priorità della piattaforma programmatica presentata lo scorso 14 maggio, dalla valorizzazione dei vivai alla necessità di intervenire sulle infrastrutture: “La Federcalcio non deve solo amministrare, deve essere una fonte di ispirazione. È la più grande istituzione sociale del Paese, non solo per i numeri. Le nostre radici non devono essere soltanto un elemento di nostalgia o un peso, bisogna farle diventare uno stimolo per guardare verso una nuova stagione, coraggiosa e vincente, umile ma ambiziosa. E per far questo è necessario mettere da parte i personalismi e far sì che ognuno di voi si senta protagonista”.

Giancarlo Abete ha sottolineato ancora una volta come sia stato sbagliato il metodo che ha portato all’Assemblea Elettiva, anteponendo i nomi dei candidati a una condivisione sulle misure da attuare per risollevare il movimento: “La democrazia è fatta di confronti, per dare un contributo alla soluzione dei problemi. Sono qui per questo”. L’ex presidente federale, che rassegnò le dimissioni dopo l’eliminazione dell’Italia al Mondiale del 2014, ha spiegato come oggi sia cambiato il rapporto tra sport e politica: “Noi abbiamo un problema con la politica, che spero si possa risolvere. Dobbiamo migliorare la nostra reputazione e i rapporti con la politica, cercando di finanziare i progetti come la riforma Zola. Il calcio non è un’industria, ma un grande fenomeno sociale con il suo milione e mezzo di tesserati”.
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