domenica 29 marzo 2020

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Coronavirus, parola a tre difensori della Promo A

Coronavirus, parola a tre difensori della Promo A Coronavirus, parola a tre difensori della Promo A

Il Coronavirus sta modificando il nostro modo di vivere, andando a coinvolgere i nostri svaghi e il calcio dilettantistico non fa eccezione. La positività a Covid-19 di Daniele Rugani (risultato asintomatico) difensore della Juventus, fa capire che nessuno è escluso dal contagio. Sulla salute delle persone non ci si può scherzare e ciò vale per il tifoso, per l’ arbitro e per il giocatore, professionista o no. Vista la sospensione causa precauzione fino al 3 aprile, ci siamo chiesti come se la stanno vivendo i giocatori della Promozione A, che per un mese non potranno allenarsi in gruppo. Qualche istante fa la notizia del secondo contagio in Serie A, ossia di Manolo Gabbiadini della Sampdoria, fatto avvenuto dopo le interviste svolte nel seguente articolo.

Parola a tre difensori del secondo campionato regionale. “Rispettiamo quello che ci è stato detto, io personalmente provo ad allenarmi privatamente, vediamo come si evolverà la situazione, ma credo che sarà difficile ripartire.” Le parole di Andriy Solomakha, capitano del San Gregorio. “Il calcio è uno sport di squadra”, continua il difensore nerazzurro, “un conto è allenarsi da solo, un conto è allenarsi con la palla. Io spero che possa riprendere, dando quanto meno un po di tempo alle squadre di allenarsi assieme, ma comunque ripeto, la vedo difficile, anche perché il campionato risulterebbe falsato, perché le squadre che stavano in grande forma non lo sarebbero più. È difficile prendere una decisione, perché in qualsiasi caso ci saranno degli scontenti.” Quanto alla positività di Rugani, “dispiace. Forse a livello professionistico, bisognava prendere delle decisioni con maggior anticipo. Loro sono super visionati, ma il virus non fa eccezione. A maggior ragione nei campionati minori dove i controlli vengono meno. Per fortuna che per il momento ancora non ci sono casi nel dilettantismo.

Sono decisioni difficili, magari semplice con il senno di poi dire di sospendere il campionato prima. Ma l’ esempio di Rugani fa capire che era giusto fermarsi. La priorità è la salute delle persone, meglio fare un sacrificio. E non è escluso che sia l’ unico, visto che è asintomatico. Poi è chiaro la Juve riesce a fare dei controlli approfonditi, ma anche nel quotidiano in questi giorni ci potrebbero essere degli aumenti. Quindi giusto prendere le giuste precauzioni.” Le parole di un altro capitano e difensore, Omar Valente dell’ Amiternina. “Siamo allineati con le altre squadre. Inizialmente prima del Dpcm, la società ci aveva lasciato un programma per poterci allenare individualmente. Ci sentiamo sul gruppo di squadra quotidianamente. Fino ad oggi era anche semplice farlo, visto che il dispositivo diceva che le attività sportive, prese singolarmente si potevano fare. Adesso che le restrizioni dal nuovo decreto sono maggiori, approfondiremo questo problema con la squadra, anche se qualche esercizio cerchiamo di farlo anche a casa. Fare una settimana di sacrificio però è giusto, ci confronteremo.

Sicuramente per chi è abituato a fare calcio da una vita, la situazione è veramente particolare e complicata. Interrompere il tutto così fa strano. Nei gruppi ci sentiamo regolarmente, ma è un conto lavorare sul campo, un conto lavorare a casa. Spero che questa situazione si risolva, anche se non so come andrà a finire visti gli ultimi decreti.” Questo il pensiero di Martino Ciminà, difensore della Nuova Santegidiese. “C’è voglia di finire e di raggiungere l’ obiettivo finale e di ripartire, magari facendo dei turni infrasettimanali, però secondo me si va verso la sospensione totale. Però la sospensione era giusta. Rugani? Magari sembrano giocatori famosi che hanno tutto nella vita, ma questo è un virus che può colpire tutti e fa riflettere ancora di più. Per questo è importante stare a casa e non favorire la propagazione di questo virus. Dispiace tanto per Rugani, ma così come per tutte le altre persone che hanno subito il contagio o che non ce l’ hanno fatta.

Pierluigi Trombetta




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